mercoledì 2 maggio 2012

"FARE ANIMA"

Fare Anima.
Ecco due parole che non sembrano fatte per stare assieme.
Una, la prima, che sembra avere una vocazione concreta e materiale, legata all'azione e al produrre; la seconda, archetipo stesso dell'immateriale,dello spirituale.

Ma ecco che, proprio dal loro abbinamento, si sprigiona una speciale e straordinaria ipotesi sulla vita e sul mondo.        Ancora una volta un esempio dell'importanza delle parole se ben usate, e della loro funzione creativa quando, liberate dalla logica del pensiero razionale, possono correre per i verdi prati della possibilità, della fantasia e dell'immaginazione, giungendo a creare nuovi mondi e nuove visioni del mondo.
Fare Anima.
Suggestiva immagine.
Forse Jung e poi Hillman. I primi utilizzatori di questa immagine, in campo psicoanalitico, a cui rimandiamo gli interessati, ma della quale noi ci limitiamo a cogliere la suggestione.
L'utilizzo creativo di queste due parole è avvenuto per noi solo abbinandole.


”Fare anima” è un compito, un lavoro, l'unico vero possibile. Il fare anima è il lavoro di un'intera vita, lavoro faticoso. Non vi è una rinunzia al fare, ma al contrario una devozione al fare, a un fare che è soprattutto azione della mente: "spingere la mente al fare/nei modi e nei tempi/che sono della mente". Questo dice il poeta contemporaneo Biagio Cepollaro nel suo libro di poesie "Lavoro da fare". E questo è ribadito con significati e parole anche diversi, da molti pensatori ed artisti lungo tutto il corso della storia dell'Uomo.

Perché "Fare Anima"? Che cosa è l'anima, così intesa? Proviamo ad intendere per "anima", ed in questo senso ci discostiamo dal pensiero psicoanalitico o religioso, tutto quello che non è legato al mio "io" e neppure alla realtà esterna nella sua contingenza. E neppure ovviamente alla relazione strumentale che ci può essere tra l'Io e questa realtà.
Da una parte ci possiamo avvicinare al concetto di "mondo interiore", di tutto quel contenuto di immagini, tensioni, visioni, conoscenze, pensieri, e perché no, esperienze, che "aprono" verso "altro" dal "noi che già siamo", che ampliano, ma con "materiale diverso", la nostra essenza.
Dall'altra parte possiamo anche vedere l'anima come parte di quella "Anima mundi", l'anima del mondo, che comprende tutte le vitalità esistenti nel loro insieme, insieme al cui ampliamento ed espansione noi siamo chiamati a partecipare attivamente. Ci può aiutare in questo senso l'immagine dell'universo in costante espansione. L'universo è spinto ad ampliarsi da una forza centrifuga originaria. Il giorno in cui tale spinta si ridurrà o si esaurirà, assisteremo ad una implosione irreversibile, con un rimpicciolimento fino al nulla dello spazio del mondo.
Non è forse quello che sta accadendo su un piano parallelo al mondo interiore? Non sta, questa spinta interiore ad ampliarsi, diventando sempre più fioca, tenue, rallentata? Non sta questo mondo interiore, o anima del mondo, atrofizzandosi su se stesso, non trovando sufficiente propulsione, motivazione, forza, per crescere in maniera disinteressata e assoluta, schiacciata da una progressiva spinta alla rassicurazione e appagamento individualistici?
E che ne sarà di noi e delle nostre anime, non più alimentate dal nostro stesso processo interiore e dal processo dell'intero mondo interiore?
Fare Anima. Fare Spazio. Creare Spazio.
“Dentro di noi”, riducendo nella nostra mente e nel nostro cuore lo spazio per l'io di noi stessi e farci crescere l'anima. Come immettere nuovi semi e bulbi di fiori, in un giardino forse troppo ingombro di pietra ed erba finta.
"Fuori di noi", interagendo con l'altro per creare spazio, per fare insieme Anima, per opporre resistenza a questo riflusso che sembra inarrestabile, fatto di detriti di umanità spaventata e per ciò stesso aggressiva, che cerca di difendere con ogni mezzo il proprio "io". Inconsapevole, forse, di contribuire con il vuoto della propria anima e delle proprie interazioni, anche alla progressiva riduzione dell'Anima del Mondo, lasciando un magma di vuote esistenze, sempre meno in grado di creare immagini, pensieri, visioni, nuova conoscenza, che valichino i confini di loro stesse, spargendosi nel Mondo.

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PROGETTO “FARE ANIMA”

CONTENUTO: Incontri tematici in forma di conferenza/lecture, nei quali vengono esposte, approfondite ed analizzate tematiche e visioni relative alla dimensione esistenziale, colte dai diversi punti di vista: artistico, filosofico, psicologico.

OBIETTIVI: Creare nuovi spazi interiori, nuovi panorami mentali. Nuova conoscenza. Nuove possibilità di esperienza.

DOVE: Presso lo SPAZIO ALETHEIA, un luogo di incontro con altre persone con lo stesso bisogno ed interesse di approfondire ed ampliare la propria conoscenza, in un contesto dove si possono affrontare assieme le domande della vita.

PROSSIMO INCONTRO: 22 MAGGIO – ORE 20,30
Tema: "LA FELICITA’. Riflessioni e visioni in chiave filosofica"
Relatore: Massimo Giannetti

CONTATTI: e-mail: info@specchiememorie.it
                  Tel.:02.28.96.423

mercoledì 25 aprile 2012

"One of the times of the secret year"

Theatrical meditation on "Duino Elegies" by R.M. Rilke
by Daniela Damiani

Director: Massimo Giannetti
Assistant to direction: Saverio Fiano


Marco Boni
Work and opera that use the theatrical language to make “visible” Duino Elegies, their words, their images. But they are not just words, are issues, questions and possibilities. All issues that affect us individually in our existential journey, both as participants in this Humanity, so afraid, from one side, in front of reality and the mystery that lies behind it, and on the other side, so longing for a meaning and a place in such reality that we have participated in creating.

How do we ensure that it becomes really familiar?

A person, in a very confined space, passing alone, using gesture and word, the different inner and outer steps of the Elegies, incorporating and expressing, through a real dynamic meditation, all the various phases of this “journey of ‘soul’”. A soul that is also ours. A soul, that perhaps is waiting to be called on the stage of life, to express his boundless vision of the human dimension.

sabato 21 aprile 2012

"Uno dei tempi dell'anno segreto"

Meditazione teatrale sulle "Elegie Duinesi" di R.M.Rilke
di Daniela Damiani

Regia di Massimo Giannetti
Assistenza alla regia di Saverio Fiano


                                                                                         Marco Boni
Lavoro ed opera che usa il linguaggio “teatrale”,  per rendere “visibili” le Elegie Duinesi, le loro parole, le loro immagini. Ma non sono solo parole, sono temi, domande, possibilità. Tutti aspetti che ci riguardano sia individualmente nel nostro percorso esistenziale, sia come partecipi di questa Umanità, così impaurita da una parte di fronte alla Realtà e al mistero che essa nasconde, ma così anelante dall’altra di trovare un senso ed un posto in questa stessa Realtà che noi stessi abbiamo partecipato a creare.

Come far sì che essa ci diventi veramente familiare?

Una persona, in uno spazio molto ristretto, percorre da sola, usando il gesto e la parola, i diversi passi interiori ed esteriori delle Elegie, incorporando ed esprimendo, attraverso una vera e propria meditazione dinamica, tutte le varie fasi di questo “viaggio dell’anima”. Anima che è anche la nostra. Che forse aspetta di essere convocata sul palcoscenico della vita, per esprimere la sua visione senza limiti della dimensione umana. 

venerdì 6 aprile 2012

Leadership and Team Building in Group Theatre

Generally, in art the creative process is made by the artist as an individual. Generally, the arts are based on an individual creative work. Painters, musicians, playwrighters, poets.

Instead, the theater, especially the so-called "Third Theatre", made by the theater groups, those which Eugenio Barba calls "floating islands", moves according to a different dynamic and approach. 

In this case the creative process is made through participation, intervention, the mixing of all the diversities that constitute the identity of the group.
Generally there is a director who is also chief of the group. It's the one who decides, who develops the strategies, who determines the line of creative development and, where miraculously happens, also makes possible the development of personality, consciousness, knowledge of the different members of the group. He should also worry about the proper functioning of the interactions among group members, to solve conflicts, to allow the formation of synergies within the work, to constantly grow the spirit of belonging to the group, its vision, its mission.

Since the contemporary theater is not based on the typical distinction: playwrighter, director, actors. But the group is or should be an ideal combination of common purposes, which will have to find a proper connection and balance with the personal goals of each member of the group.

It’s hard work, and it becomes more and more difficult with decreasing of socio-cultural ideals, of artistic vocations, that characterized the '60s - '80s, and the growth of individualism increasingly rigid and unwilling to question, or rather to put in game, their personal ideas, values
​​and needs.

In this sense it is considered necessary a very specific and detailed work to develop the capacities for real integration of each member of the group. There are two basic lines of work.
The creation of a real leadership ability, to each member of the group.
A rigorous work of team building, allowing the knowledge and application of those techniques of interpersonal relationship that can lead to constructive joint action, both towards the realization of a valid creative product, and especially an organic and harmonious development of the structure itself.

So many groups are melting because of the inability to work together. Apparently conflicts, which look impossible to solve, can destroy the potential, the heritage, the culture and the history itself of an artistic group. Or at least they strongly reduce its creative strenght.

It is said that art has to save the life. Grotowski ends his adventure saying that the only one who can try to save is himself. But I believe that you can save yourself (giving a sense to yourself) only by saving others.

The relational and artistic aspects can and have to coexist. Especially in this reality where the only real hope of salvation seems to find itself in Beauty and Harmony of the Differences, as in the last image of Fellini’s movie "8 ½ ": the great circle of humanity (group), where all the people held the other’s hand.

mercoledì 4 aprile 2012

La Leadership e il Team Building nel Teatro di gruppo

Generalmente il processo creativo nell’arte è svolto dall’artista come singolo individuo. Generalmente le arti prevedono un lavoro creativo individuale. Pittori, musicisti, drammaturghi, poeti.

Il teatro, specialmente il cosiddetto “Terzo Teatro”, il teatro fatto dai gruppi, quelli che Eugenio Barba chiama “isole galleggianti”, si muove invece secondo una tematica e una dinamica diversa. Dove il processo creativo avviene attraverso la partecipazione, l’intervento, il mescolamento di tutte le diversità che costituiscono l’identità del gruppo.
Generalmente esiste un regista che è anche capo-gruppo. E’ colui che decide, che sviluppa le strategie, che determina la linea di sviluppo creativa e, laddove miracolosamente avviene, favorisce anche la linea di sviluppo della personalità, della coscienza, della conoscenza dei vari membri del gruppo. E dovrebbe anche preoccuparsi del buon funzionamento delle interazioni tra i membri del gruppo, dirimere conflitti, permettere la formazione di sinergie all’interno del lavoro, far costantemente crescere lo spirito di appartenenza al gruppo, alla sua visione, alla sua mission.

Perché il teatro contemporaneo non prevede più la classica distinzione: drammaturgo, regista, attori. Ma il gruppo è o dovrebbe essere una unione ideale di intenti comuni, che poi dovranno trovare adeguata connessione ed equilibrio con gli obiettivi personali di ogni membro del gruppo.

E’ un lavoro difficilissimo. E diventa sempre più difficile al decrescere degli ideali socio-culturali, delle vocazioni artistiche, che hanno caratterizzato gli anni ’60 – ‘80, e al crescere degli individualismi sempre più rigidi e poco disposti a mettere in discussione, o meglio in gioco, le loro personali idee, valori ed esigenze.

In questo senso è da ritenersi necessario un lavoro molto specifico e approfondito per sviluppare le capacità di vera integrazione di ogni componente del gruppo. Due sono le linee di lavoro fondamentali.
La creazione di una vera capacità di Leadership, per ogni componente del gruppo.
Un rigoroso lavoro di Team Building, che consenta la conoscenza e l’applicazione di quelle tecniche di relazione interpersonale che possono portare ad una azione comune costruttiva sia verso la realizzazione di un prodotto creativo valido, sia soprattutto uno sviluppo organico e armonioso della struttura stessa.

Quanti gruppi si sciolgono per l’impossibilità di lavorare assieme. Conflitti apparentemente insormontabili, possono distruggere la potenzialità, il patrimonio, la cultura, la storia stessa di un gruppo artistico. O quanto meno ne riducono in maniera sensibile la forza creativa.

Si dice che l’Arte deve salvare la Vita. Grotowski conclude la sua avventura dicendo alla fine che l’unico che può cercare di salvare è se stesso. Ma io credo che si possa salvare se stessi (darsi un senso) solo salvando gli altri.

Gli aspetti relazionali ed artistici possono e devono coesistere. Specie in questa realtà dove l’unica vera speranza di salvezza sembra ritrovarsi nella Bellezza e nella Armonia delle differenze, come l’ultima immagine del film di Fellini “Otto e mezzo”: il grande cerchio dell’umanità (gruppo), che si tiene per mano.

mercoledì 7 marzo 2012

"Viaggio di un'anima e di una poesia"

TRACCE DEL PERCORSO POETICO E UMANO 
NELLE ELEGIE DUINESI DI RAINER MARIA RILKE

(Rainer Maria Rilke)
Un uomo grida, grida  il suo senso di piccolezza, davanti al mistero dell’esistenza universale. Un senso di terrore. La tragica scoperta della precarietà del mondo. Una profonda presa di coscienza della condizione umana, sospesa nel vuoto, l’apparire momentaneo di ogni cosa  terrena. La vita sembra impossibile.

Ma che cosa lega il sé e il mondo?  
Sì, primavere ebbero bisogno di  te
……… o forse, là dove passasti
Ti si offriva un violino.             


Stare in ascolto, non chiusi in se stessi, ma aprirsi all’ascolto di ciò che nel silenzio parla. Nel silenzio le cose mute ci parlano.
Quel silenzio dell’origine, che..
Sussurra a te, ora, di quei giovani morti

Quelle morti che hanno per noi “un’apparenza di ingiustizia” perché non hanno potuto compiere le loro esistenze. Ma la morte non è fine, ma una prodigiosa porta oltre la quale il movimento continua, in una serie infinita di metamorfosi.

Forse gli amanti,  nell’atto inebriante e misterioso dell’amore, nella sensazione del corpo che aderisce al corpo, riescono ad illudersi di poter esistere per sempre.
Sì, è quasi eternità quel che vi promette l’abbraccio
Ma poi, quando avete superato lo spavento
I primi sguardi e l’attesa alla finestra, e la prima passeggiata insieme nel giardino:
amanti lo siete ancora?
Gli amanti sono ancora amanti, quando l’abitudine prende via via il sopravvento?

Una cosa è cantare l’amata, un’altra, ahimé,
quel dio-fiume del sangue, clandestino, colpevole
Ora è un precipitare, un inabissarsi nei più profondi baratri dell’istinto. Un inoltrarsi in selve intricate, in paesaggi primordiali ove regna il caos dei sensi, in cui prende forma la preistoria dell’essere e si insinua per sempre nel sangue dell’uomo. Dove la fanciulla non c’è.

Ma ci deve essere, per l’uomo, una possibilità di vivere a questo mondo. Come sopportare la vita, senza ricercare il senso di un proprio destino?

La vita raggiunge il suo significato quando sarà eliminato tutto ciò che si chiama vivere, volere, assumersi responsabilità, tutto ciò che si esprime attraverso un’esistenza personale: questo è essere marionetta.

Noi tutti siamo acrobati sul palcoscenico della vita. Anche noi mossi da un volere implacabile e tremendo, posto al di fuori di noi che ci lancia e ci riprende come vuole – come saltimbanchi.
Ma gli acrobati,  nell’esercizio conquistato con tanta fatica, nell’equilibrio puro, raggiungono la condizione di esistenza autentica. 
Ma tale esistenza autentica è per noi impossibile.

Eppure sembra esistere qualcuno che si lancia nell’esistenza come un fiume in piena, questo è l’eroe.

Vorremmo poter tornare nel grembo materno, per rinascere, essere di nuovo fanciulli per tornare alla possibilità di essere eroi. Nostalgia per una impossibile esistenza eroica.

Ma allora? Come vivere e cogliere la realtà che ci circonda?

La vera esperienza della vita non consiste nel ricercare grandi e straordinari eventi, ma nel sentire ciò che accade ad ogni istante, che ci passa accanto colmo di vita. “Essere qui è magnifico”, stupendo, sovrano, esaltante -  il solo essere qui. Nell’Aperto.

Ma siamo in grado noi di vedere veramente? Chi sono coloro che hanno questa capacità?

Per riuscire a restare nella sensazione dell’Aperto deve cessare ogni desiderio e ogni volontà tesa ad un fine, perché ci sia soltanto un disinteressato amore per tutto ciò che è. Il bambino? Ma subito lo costringiamo a guardare all’indietro, a riconoscere. L’animale forse…

L’ordine che noi cerchiamo di dare alla vita e alla realtà crolla ogni volta, perché è un ordine solo esterno, e ne usciamo ogni volta più consumati. Noi non possiamo trattenere le cose. Dobbiamo staccarcene….

Come chi, sull’ultimo colle, che ancora una volta la valle
tutta gli mostra, si volge, si ferma, indugia -,
così noi viviamo in un eterno prendere congedo.

La ricerca della felicità non può giustificare il senso di un’esistenza. Tanto meno la vaga curiosità, l’attesa di qualcosa che avverrà, o il semplice sentire gioia e dolore, abbandono e desiderio.. 
Ciò che noi dobbiamo tentare è di inserire tutte le forme di quaggiù nei significati di mondi più grandi ai quali noi partecipiamo, ma con una coscienza profondamente terrestre

I dolori sono più reali della felicità, lo strato di fondo veramente portante dell’esistenza umana. Essi sono più durevoli e in essi l’uomo può abitare.

Andare oltre l’esistenza, quella inautentica. Andare là, dove si trova la pioggia che cade, a primavera, sulla terra scura. Un cadere, uno scomparire nel buio, da cui verrà il seme futuro della vita. 
                      
E noi, che pensiamo alla felicità
come un ascendere, avremmo l’emozione,
che quasi sgomenta,
nel vedere una cosa che è felice, quando cade.

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“Viaggio
di un’anima e di una poesia”

Seminari a Santa Libera in Giugno e Settembre

(Santa Libera, nelle Langhe Astigiane)
Il percorso dell’uomo/poeta alla ricerca di una possibile esistenza autentica, rivivendo i suoi singoli passi nei molteplici mondi della sua visione.

Una esperienza di crescita umana ed esistenziale attraverso il mondo poetico, visionario e sapienziale delle “Elegie Duinesi” di Rainer Maria Rilke, da vivere, immersi nella Natura,  nello Spazio di Santa Libera.

1^Edizione: 1 - 10 giugno 2012
2^Edizione: 31 agosto - 9 settembre 2012


Per informazioni: info@specchiememorie.it
 

lunedì 19 dicembre 2011

George Sand - La sorella di Goethe


Uomo o donna ? Angelo o demone ? Paradosso o verità ? Quale enigma è quest’uomo! Quale fenomeno è questa donna!
George Sand viene definita “femmina” quando nasce a Parigi il primo luglio 1804 avendo le caratteristiche inequivocabili di un corpo femminile. Per confermare il suo status di fanciulla le viene dato il nome di Amantine Aurore Lucile Dupin.

La piccola Aurore crede nei fantasmi e negli spiriti del fantastico universo contadino. La vediamo  correre a perdifiato nel cuore del bosco, dove ha costruito un piccolo altare dedicato alla sua divinità personale, che lei chiama Corombè. Ad essa porge preghiere e sacrifici. Volge il suo sguardo fremente e la sua voce implorante al suo dio pagano, esigendo una risposta. Ma la risposta non giunge e non le resterà che cercarla, per tutta la vita, con le sua indomabile volontà, attraverso l’amore, l’arte, la politica. 

Uomo o donna? Angelo o demone?  Da ragazza già trascorre lunghe ore in sella alla sua cavalla, si veste da uomo e  fuma. Si sposa a 18 anni per sua scelta con un uomo decisamente sbagliato che disprezza libri e musica, e ama la caccia. Da questo signore ha comunque due figli.
Inizia una lunga serie di rapporti più o meno sentimentali e più o meno importanti: il poeta De Musset, il pittore Delacroix, il musicista Chopin e tanti altri. Attività che porterà avanti per tutta la vita. Al punto che dirà di sé: “Non sono mai stata più di tre giorni senza far l’amore”. 
Come un ragno tesse la sua fitta tela intorno a sé e che fa sì che tutti ne siano catturati.

All’età di 27 anni lascia marito, figli e il castello di Nohant. Si trasferisce a Parigi. Scrive il suo primo romanzo, “Indiana”, ed ecco che nasce George Sand, il suo pseudonimo.
Chi mai avrebbe accettato di pubblicare un romanzo scritto da una donna?

Forza in eccedenza. Tutto in lei esce dai confini, come un fiume in piena che tracima, e invade campi, case, viali, piazze. La sua intensa vitalità ci attrae come un vortice. Le grandi personalità ci affascinano ma ci spaventano anche, così spesso preferiamo nasconderci, per non esserne schiacciati. Sono esseri la cui vicinanza è scomoda ed insieme esaltante. Certo, potremmo soccombere, ma forse anche…. cominciare a vivere, lanciati in alto insieme alle stelle.

George Sand vuole tutto, divora tutto e tutti. Ma lei è una donna, e le donne non possono volere tutto. Le donne sono destinate al sacrificio, all’abnegazione per il marito, i figli.
L’uomo che segue i suoi bisogni, fisici e intellettuali, è un eroe che compie una lotta titanica tra spirito e corpo; la donna con un comportamento simile non è altro che una sciocca sgualdrina, con velleità artistiche.
Per la propria libertà bisogna combattere, mettersi in gioco, rischiare la propria reputazione, a volte, la galera stessa. Bisogna essere contro e George, lei assolutamente sì, è una donna contro.

"E’ molto più facile accusare una donna di frigidità, che provare a procurarle del piacere. Ciò che l’uomo vuole è una puttana. Alla donna non resta altro che scegliere tra la rassegnazione e il suicidio".

"Elenco di  tutti i diritti che il matrimonio accorda all’uomo, negandoli alla donna:
  • diritto di adulterio fuori del domicilio coniugale,
  • diritto di omicidio della moglie infedele,
  • diritto di educare i propri figli ,
  • cacciare i parenti della moglie ed imporre i propri.       
Le donne non contano in campo sociale e neanche in quello morale! Lo giuro!! Solleverò la donna dalla sua abiezione, nella mia persona e nei miei scritti. Dio mi aiuterà!"

La sua lotta per la libertà ha una caratteristica fondamentale: L’amore. L’amore romantico e passionale, l’amore per i boschi, le acque, per lo spirito della natura, amore per il divino. Cerca e dà amore e bellezza, energia e poesia…. anche ascoltando, devota ed estasiata, la musica di Frederic Chopin. Il pallido e fragile Chopin.
"Tu non sei malato. Devi solo essere più forte. Prendi la mia forza, io ne ho troppa!"
George non si ferma mai. Da mezzanotte alle sette del mattino, scrive  romanzi, novelle, drammi teatrali, articoli di giornale, lettere, diari personali. Quattro o cinque ore di sonno e riprende i suoi studi, la ricerca, la pittura di acquarelli, il disegno, l’attività politica, l’educazione dei figli, i suoi accoglienti salotti, e ancora cucire i costumi per le marionette; confezionare deliziose marmellate.

Chopin, tutta la forza che ha, la dedica esclusivamente all’arte, si danna  l’esistenza alla ricerca della melodia perfetta,  e quando compara la sua ricerca sofferta delle note giuste alla ricerca di lei delle parole giuste, George risponde: "Io non ho bisogno di soffrire per l’arte, io soffro abbastanza per la vita".

La sua opera letteraria, un’opera ricchissima e geniale, un fiume in piena di immagini, sentimenti, personaggi con un’intensa vita del corpo e dell’anima, come lei. Le eroine dei suoi romanzi. Donne intelligenti, colte, evolute con qualità morali che le elevano al di sopra del mondo..

L’arte e l’amore sono per lei uniti allo spirito religioso. In uno dei suoi primi romanzi, Lélia, i personaggi si fanno carico del dolore dell’intera umanità. Proprio attraverso la prova del dolore, della separazione e della perdita, gli eroi dei suoi romanzi superano se stessi per fare esperienza di una dimensione cosmica. In uno dei suoi romanzi farà dire al personaggio:

"Mi sembrava di stare crescendo, elevandomi sino agli astri. Li toccavo, palpitavo delle loro fiamme. Tenevo il mondo e il mio cuore nel palmo delle mani, ero forte come Dio e felice come l’infinito. Provavo il sentimento chiaro, inebriante e grandioso della bellezza e della bontà eterne e infinite".
Il regno di Dio è uno stato interiore,  è coscienza del bene e del bello. E’ amore.

George Sand sogna, attraverso le sue opere, di nobilitare il popolo. Idealizza i suoi contadini, che considera poeti: il contadino vive nel “meraviglioso”. La sua musica, le sue favole e le sue leggende. Ma l’immaturità di quel popolo emerge nei moti del ’48. O ignorante e apatico o violento e poco lucido. Il popolo rimane sempre popolo, se è fatto di uomini che in esso si nascondono.

Quando il suo amico e ammiratore Flaubert si lamenta, amareggiato, del popolo, George si irrita di questa mediocre tristezza. Così monta a cavallo e non si stanca di percorrere la sua Vallée Noire, l’ambiente preferito dalle eroine dei suoi romanzi.
Perché quelle sfrenate corse a cavallo, nei boschi? Cosa rincorre? Da cosa scappa? Forse da quella assurda e soffocante realtà fatta di formalismi, di piccoli pensieri, di piccoli mondi. Scappa dalla vigliaccheria, dalla paura e dagli scrupoli, dai rimpianti, dalla stupidità, dalla tristezza!

"Noi tutti, felici e infelici, amanti e sognatori, sogniamo qualche esilio poetico e andiamo a cercare un nido per amare o un rifugio per morire"

Nell’autunno della sua vita George Sand si ritira nel suo rifugio di Nohant:  “E’ il momento di raccogliersi, di obbedire al proprio sentimento individuale, di sfuggire all’ebbrezza collettiva e di esprimere ciò che si ha dentro isolandosi da ogni influenza esterna”.

Scrive al suo amico Alessandro Dumas: "Oggi compio 64 primavere. Non ho ancora avvertito il peso degli anni. Cammino tanto, lavoro tanto, dormo altrettanto. La mia vista è affaticata…Si perde tanto tempo e si sperpera tanta vita a vent’anni. I nostri giorni d’inverno valgono doppio. Ecco la nostra ricompensa”.

Quando si perde tempo? Quando si sperpera la vita? Cosa facciamo di così meritevole e degno da farci dire che la nostra vita è ben spesa?

George Sand si spegne tra la consegna di un nuovo romanzo e il lancio di una nuova rivista, tra una corsa a cavallo e la preparazione di squisite marmellate di prugne.

George Sand, chiamata “la sorella di Goethe”, non vuole essere un modello di vita. Il suo più grande insegnamento è il suo modo di viverla. Viverla fino in fondo, a dispetto di tutto e di tutti, con forza ed energia, con entusiasmo e spirito creativo. Lasciando al mondo comune bisognoso di certezze, il compito di catalogare questo personaggio, di risolvere l’enigma: uomo o donna? Angelo o demonio?
O forse semplicemente un ragno……..
Ma sappiamo come fa un ragno a costruire la sua tela?  Il ragno prepara il suo filo interiore. Poi si lancia nel vuoto in "caduta libera", durante la quale emette un filo di tela, che condurrà fino al punto desiderato. E da lì un altro lancio ancora nel vuoto fino a creare la sua rete.
E noi? Noi che vorremmo costruire la fitta tela della nostra vita, ricca di emozioni, avvenimenti, conquiste… noi, abbiamo il coraggio di lanciarci in caduta libera?

Ma non è questione di coraggio, ma pura necessità, la necessità di sentirsi vivi, che farà dire a George Sand: "Meglio sentire dolore, che non sentire nulla".